1. Volontarietà
Nessuno entra in un percorso riparativo o in un Circle se non lo desidera. La partecipazione è sempre libera, informata e revocabile in qualsiasi momento, senza spiegazioni. Quando una persona non se la sente, non si parte.
Otto principi che orientano ogni cosa: come ascoltiamo, come facilitiamo, come trattiamo i dati, come ci finanziamo.
Nessuno entra in un percorso riparativo o in un Circle se non lo desidera. La partecipazione è sempre libera, informata e revocabile in qualsiasi momento, senza spiegazioni. Quando una persona non se la sente, non si parte.
Il consenso è valido solo se libero da pressioni esterne — famiglia, comunità, datori di lavoro, autorità. Lo verifichiamo nei colloqui preliminari individuali, prima di ogni incontro. Se serve più tempo, lo prendiamo.
Il facilitatore non è giudice, non è terapeuta, non è amico di una delle parti. È terzo e neutrale. Non ha aspettative sull'esito: il suo lavoro è proteggere lo spazio del dialogo, non decidere cosa deve uscirne.
Ascoltare prima di giudicare. Capire prima di etichettare. Riparare prima di punire. Il dialogo non è una tecnica retorica: è una postura che si esercita ogni volta — con i cittadini che segnalano, con le scuole che chiedono un percorso, con le persone in conflitto.
Nei percorsi riparativi tutte le persone coinvolte hanno pari dignità di parola. La vittima non è ridotta al ruolo di "chi ha subito"; chi ha causato il danno non è ridotto al ruolo di "colpevole". Sono persone intere, capaci di ascoltare e di essere ascoltate.
I conflitti non riguardano solo chi è seduto al tavolo: toccano famiglie, classi, quartieri, reti di prossimità. Quando ha senso, allarghiamo il cerchio — coinvolgendo anche chi è stato toccato indirettamente. La comunità che cura non è uno slogan: è una pratica.
L'esito di un percorso riparativo non è la "pace forzata": può essere una scusa, un gesto, un impegno concreto, un nuovo accordo, una restituzione, oppure semplicemente la chiarezza che non si vuole più stare nello stesso spazio. Tutte queste sono forme legittime di riparazione.
La giustizia riparativa non sostituisce la denuncia, né il processo penale, né il lavoro dei servizi specialistici (1522 anti-violenza, sportelli psicologici, servizi sociali). Affianca, non sostituisce. Per i reati gravi, la prima parola è dell'autorità giudiziaria, non della facilitazione civica.
Se questo manifesto descrive qualcosa che riconosci, scrivi a [email protected] con una riga su chi sei (cittadino, educatore, scuola, associazione, comune, altro) e cosa porti: tempo, competenza, spazio, contatti, una buona domanda. Costruiamo la rete passo passo.
Aderire non costa, non vincola. È un modo di dire: questi principi mi rappresentano, e li voglio vedere all'opera nel mio territorio.