Manifesto

Il manifesto.

Otto principi che orientano ogni cosa: come ascoltiamo, come facilitiamo, come trattiamo i dati, come ci finanziamo.

01 — Otto principi

Quello a cui restiamo fedeli

1. Volontarietà

Nessuno entra in un percorso riparativo o in un Circle se non lo desidera. La partecipazione è sempre libera, informata e revocabile in qualsiasi momento, senza spiegazioni. Quando una persona non se la sente, non si parte.

2. Consenso libero

Il consenso è valido solo se libero da pressioni esterne — famiglia, comunità, datori di lavoro, autorità. Lo verifichiamo nei colloqui preliminari individuali, prima di ogni incontro. Se serve più tempo, lo prendiamo.

3. Terzietà del facilitatore

Il facilitatore non è giudice, non è terapeuta, non è amico di una delle parti. È terzo e neutrale. Non ha aspettative sull'esito: il suo lavoro è proteggere lo spazio del dialogo, non decidere cosa deve uscirne.

4. Dialogo prima del giudizio

Ascoltare prima di giudicare. Capire prima di etichettare. Riparare prima di punire. Il dialogo non è una tecnica retorica: è una postura che si esercita ogni volta — con i cittadini che segnalano, con le scuole che chiedono un percorso, con le persone in conflitto.

5. Attenzione paritaria a vittima e autore

Nei percorsi riparativi tutte le persone coinvolte hanno pari dignità di parola. La vittima non è ridotta al ruolo di "chi ha subito"; chi ha causato il danno non è ridotto al ruolo di "colpevole". Sono persone intere, capaci di ascoltare e di essere ascoltate.

6. Dimensione collettiva

I conflitti non riguardano solo chi è seduto al tavolo: toccano famiglie, classi, quartieri, reti di prossimità. Quando ha senso, allarghiamo il cerchio — coinvolgendo anche chi è stato toccato indirettamente. La comunità che cura non è uno slogan: è una pratica.

7. Riparazione simbolica e materiale

L'esito di un percorso riparativo non è la "pace forzata": può essere una scusa, un gesto, un impegno concreto, un nuovo accordo, una restituzione, oppure semplicemente la chiarezza che non si vuole più stare nello stesso spazio. Tutte queste sono forme legittime di riparazione.

8. Non sostituzione del processo penale

La giustizia riparativa non sostituisce la denuncia, né il processo penale, né il lavoro dei servizi specialistici (1522 anti-violenza, sportelli psicologici, servizi sociali). Affianca, non sostituisce. Per i reati gravi, la prima parola è dell'autorità giudiziaria, non della facilitazione civica.

02 — Come traduciamo i principi nella pratica

Cosa significa, davvero, ogni giorno

  • Trasparenza giuridica: P.IVA dichiarata, stato non-ETS dichiarato, conflitti di interesse pubblicati su /governance. Niente zone grigie sulla nostra natura.
  • Trasparenza sui dati: ogni dato che raccogliamo è documentato in /privacy; le segnalazioni hanno un tracking pubblico; i contatti non vengono mai venduti, condivisi o usati per fini diversi da quelli dichiarati.
  • Volontarietà del cittadino: nessuna newsletter senza double opt-in, nessun cookie pubblicitario, nessun tracker terze parti. Esercitare i diritti GDPR richiede un solo modulo.
  • Sostenibilità onesta: dipendiamo da donazioni libere e bandi pubblici. Quando prendiamo soldi, lo dichiariamo. Quando facciamo un patto, lo pubblichiamo.
  • Limiti dichiarati: ci sono cose che non facciamo (vedi tutele e do-no-harm) e modelli a cui non sostituiamo (CGR ministeriali, mediatori esperti iscritti). Lo diciamo, in pubblico, prima ancora che ci venga chiesto.
  • Aggiornamento del manifesto: questo documento è vivo. Quando una pratica ci insegna qualcosa che qui non abbiamo scritto, aggiorniamo. Le modifiche sono in storico git pubblico.
03 — Aderisci

Se ti riconosci in questi principi

Se questo manifesto descrive qualcosa che riconosci, scrivi a [email protected] con una riga su chi sei (cittadino, educatore, scuola, associazione, comune, altro) e cosa porti: tempo, competenza, spazio, contatti, una buona domanda. Costruiamo la rete passo passo.

Aderire non costa, non vincola. È un modo di dire: questi principi mi rappresentano, e li voglio vedere all'opera nel mio territorio.