Chi cura questo progetto, perché esiste, come stiamo nel lavoro e a cosa restiamo fedeli. Una mappatura partecipata dei servizi della Sardegna settentrionale, ispirata ai valori della giustizia riparativa.
Sulla Soglia è curata da Luigi Mara, educatore professionale e facilitatore di processi riparativi a Sassari. Ha conseguito la laurea in Scienze dell'Educazione (L-19) all'Università di Sassari nel 2021 e il Master di I livello "Giustizia Riparativa e Mediazione per il benessere di persone e comunità" dello stesso ateneo l'8 maggio 2024. Da allora coniuga la pratica educativa quotidiana con la facilitazione di Circle nelle scuole, all'università e nei contesti comunitari del territorio sassarese.
Alla formazione universitaria si aggiungono il Community Group Conferencing certificato dal progetto Sa Paradura — P.A.Ri (2023), il programma P.I.P.P.I. dell'Università di Padova (2023), il DIR Floortime 101 (ICDL, 2025) e il percorso "Prevent extremism and hateful behavior" dell'Agenzia Italiana per la Gioventù (2024). È iscritto alla Lista degli Educatori Professionali; ha partecipato al XXIV Congresso SIO 2025 e al convegno della Camera Minorile di Sassari sulla Riforma Cartabia e la tutela dei minori.
Dal 2024 lavora come educatore professionale ex L. 162/98 a Sassari. Conduce Circle di giustizia riparativa all'Istituto Comprensivo San Donato — scuola secondaria di primo grado — dal 2026, e per il Progetto Prisma dell'ERSU UniSS, dove ha facilitato il primo ciclo nel 2025 e prosegue nella seconda edizione nel 2025-26. Ha condotto il percorso "Apprendisti Facilitatori" tra il Liceo Dettori di Sassari e il Liceo De André di Tempio Pausania (ottobre 2025 – febbraio 2026). In precedenza, lavoro residenziale in casa famiglia per minori e interventi domiciliari per disabilità in altre cooperative del territorio.
Sulla Soglia è un'attività professionale autonoma esercitata con Partita IVA 03060390907 in regime forfettario. Non è un Centro per la Giustizia Riparativa ministeriale ai sensi del D.Lgs. 150/2022 e Luigi Mara non sostituisce il mediatore esperto iscritto all'elenco del DM 9 giugno 2023. Il progetto non è ente del terzo settore (no APS, no ETS, no ONLUS): le eventuali donazioni non danno diritto a detrazione fiscale ex art. 83 CTS.
02 — Perché esiste
Uno strumento vivo, non un catalogo freddo.
Sulla Soglia lavora con ragazze, ragazzi e comunità a Sassari. Lo facciamo con metodi educativi e di giustizia riparativa: non per punire i conflitti, ma per ripararli. Questa piattaforma nasce da quella stessa convinzione — che conoscere la propria città sia il primo passo per abitarla, curarla e trasformarla insieme.
Sassari ha risorse che non si vedono. Associazioni, cooperative, scuole, presidi sanitari, centri di aggregazione: distribuiti in 16 quartieri, spesso sconosciuti anche a chi ci vive da anni. La distanza tra chi ha bisogno e chi può aiutare raramente è geografica. È una distanza di conoscenza. E quella si può colmare.
«Nominare un luogo è già un gesto di cura.»
Da Poliss Party a Sulla Soglia.
Questa piattaforma è l'evoluzione di Poliss Party, un'app di mappatura cooperativa creata da Luigi Mara come elaborato finale del Master di I livello "Giustizia Riparativa e mediazione per il benessere di persone e comunità" dell'Università di Sassari, per stimolare la cittadinanza attiva dei giovani.
Da quella esperienza è nata la consapevolezza che la mappatura non è mai un atto neutro. Riconoscere un servizio significa riconoscere chi lo abita. Costruire una mappa insieme significa costruire comunità. Con Sulla Soglia, quell'intuizione si è tradotta in una piattaforma più strutturata, capace di integrare i dati prodotti dalla ricerca diretta sul campo con le segnalazioni della comunità.
Le città sono reti di relazioni.
Non solo insiemi di strade, edifici e servizi. Tra persone, tra quartieri, tra generazioni, tra chi arriva e chi è già lì. Quando queste reti sono forti, la città è più coesa. Quando si sfilacciano, emergono l'isolamento, la marginalità, il senso di abbandono.
Sulla Soglia nasce in una città di 120.497 abitanti, in calo di circa 720 unità all'anno. Sassari non si restringe soltanto nei numeri: cambia composizione. La popolazione straniera è cresciuta del 38% in quattro anni e oggi rappresenta il 5.3% dei residenti — non distribuita in modo uniforme, ma concentrata in due punti precisi: il Centro Storico, dove arriva al 26% degli abitanti, e Caniga, oltre il 16%. Sono questi i contesti dove la mappatura serve di più — dove la distanza tra chi abita e i servizi disponibili è più larga. Sassari in numeri →
Questa mappa non risolve le cause strutturali che producono marginalità. Ma crea connessioni che prima non esistevano. Un giovane che scopre un centro di aggregazione nel suo quartiere. Una famiglia che trova il numero dell'assistente sociale. Un'associazione che viene conosciuta da chi ne aveva bisogno da mesi.
Non è poco. È da qui che ripartiamo.
03 — Come stiamo
Prima della tecnica, un modo di stare.
Prima di qualunque tecnica c'è un modo di stare. Prima di qualunque servizio c'è una scelta su chi vediamo, chi nominiamo, chi mettiamo al centro. La postura è quella scelta — e nessuna postura è neutrale.
Non è una scuola registrata. Non è un metodo proprietario. È una sintesi situata: ancorata a un territorio, pensata per essere riscritta da chi la pratica altrove, senza che diventi merce esportabile.
Tre verbi prima delle tecniche.
Stare in soglia
Le istituzioni del welfare hanno imparato a presidiare l'interno — la presa in carico, il fascicolo, il percorso codificato — e a delegare l'esterno alla strada, al volontariato, al silenzio. La soglia — il momento in cui una persona entra, esce, esita, viene rimandata, ritorna — è lo spazio che spesso nessuno presidia davvero. Stare in soglia significa accettare di lavorare lì: tenere lo spazio dove le transizioni accadono e dove, se nessuno tiene, le persone restano sole.
Abbassare la soglia
Linguaggio burocratico, orari rigidi, costi nascosti, paura del giudizio, stigma: ognuno di questi non è un inconveniente, è un filtro. Filtra fuori chi ha meno capitale culturale, meno tempo, meno fiducia nelle istituzioni — cioè chi del servizio ha più bisogno. Abbassare la soglia è una scelta politica prima che organizzativa: la fatica di rendersi accessibili la facciamo noi, non chi bussa.
Fare soglia
Creare contesti in cui persone diverse si incontrano senza che una debba assimilare l'altra. Un quartiere e i suoi servizi. Un giovane e un educatore. Una persona offesa e un autore di reato. Un'amministrazione e una comunità informale che spesso si studiano da lontano con sospetto. Fare soglia è la capacità — lenta, costruita, mai garantita — di tenere insieme differenze senza pretendere che diventino uniformi.
La grammatica teorica.
Giustizia riparativa come grammatica
Il modello che abbiamo ereditato chiede «chi ha sbagliato? qual è la sanzione?». Sono domande che separano: chi giudica da chi è giudicato, chi punisce da chi paga. La giustizia riparativa propone domande diverse — «cosa è successo? chi è stato toccato? cosa serve per riparare?» — che mettono al centro la relazione e il danno, non la colpa. È una grammatica che scala: dal conflitto in un'aula alla dinamica di un quartiere. Non è una scorciatoia gentile alla giustizia ordinaria: è un riposizionamento del problema.
Partecipazione come riconoscimento
Le politiche pubbliche hanno imparato a «coinvolgere gli utenti», a fare focus group, a programmare partecipazione. Il rischio è trattare chi abita un territorio come fornitore di dati, lasciando intatta l'asimmetria tra chi conosce-da-fuori e chi vive-da-dentro. Per noi la partecipazione comincia da un riconoscimento più radicale: chi vive un quartiere sa cose che chi lo studia non sa, e quel sapere è già conoscenza valida — non materia prima da raffinare.
Misurazione come specchio
Nei sistemi sociali la misurazione è quasi sempre strumento di controllo: classifica le persone, ordina i casi, giustifica decisioni prese più in alto. Usiamo strumenti psicometrici validati sapendo questo rischio e provando a invertirlo. Le batterie non servono a diagnosticare chi le compila: servono come specchio, perché operatori e gruppi possano riconoscersi. La differenza fra specchio e diagnosi è chi tiene in mano il risultato.
Replicabilità senza estrazione
Il terzo settore ha imparato dall'impresa la grammatica delle «best practice esportabili», dei modelli scalabili replicati a parità di confezione. Quella grammatica produce spesso pratiche svuotate del contesto che le aveva rese intelligenti. Sulla Soglia prova un'altra strada: la postura si trasmette praticandola, ogni territorio riscrive il proprio caso usando lo stesso telaio. Sassari e gli altri territori sono esempi da interrogare, non modelli da copiare.
04 — Otto principi
Quello a cui restiamo fedeli.
Otto principi orientano ogni percorso riparativo che facilitiamo. Valgono per il progetto. Gli impegni deontologici della persona che facilita — riservatezza, imparzialità, do-no-harm, supervisione — sono pubblicati nel codice etico.
Volontarietà
Nessuno entra in un percorso riparativo o in un Circle se non lo desidera. La partecipazione è sempre libera, informata e revocabile in qualsiasi momento, senza spiegazioni. Quando una persona non se la sente, non si parte.
Consenso libero
Il consenso è valido solo se libero da pressioni esterne — famiglia, comunità, datori di lavoro, autorità. Lo verifichiamo nei colloqui preliminari individuali, prima di ogni incontro. Se serve più tempo, lo prendiamo.
Terzietà del facilitatore
Il facilitatore non è giudice, non è terapeuta, non è amico di una delle parti. È terzo e neutrale. Non ha aspettative sull'esito: il suo lavoro è proteggere lo spazio del dialogo, non decidere cosa deve uscirne.
Dialogo prima del giudizio
Ascoltare prima di giudicare. Capire prima di etichettare. Riparare prima di punire. Il dialogo non è una tecnica retorica: è una postura che si esercita ogni volta — con i cittadini che segnalano, con le scuole che chiedono un percorso, con le persone in conflitto.
Attenzione paritaria a persona offesa e autore
Nei percorsi riparativi tutte le persone coinvolte hanno pari dignità di parola. La persona offesa non è ridotta al ruolo di "chi ha subito"; chi ha causato il danno non è ridotto al ruolo di "colpevole". Sono persone intere, capaci di ascoltare e di essere ascoltate.
Dimensione collettiva
I conflitti non riguardano solo chi è seduto al tavolo: toccano famiglie, classi, quartieri, reti di prossimità. Quando ha senso, allarghiamo il cerchio — coinvolgendo anche chi è stato toccato indirettamente. La comunità che cura non è uno slogan: è una pratica.
Riparazione simbolica e materiale
L'esito di un percorso riparativo non è la "pace forzata": può essere una scusa, un gesto, un impegno concreto, un nuovo accordo, una restituzione, oppure semplicemente la chiarezza che non si vuole più stare nello stesso spazio. Tutte queste sono forme legittime di riparazione.
Non sostituzione del processo penale
La giustizia riparativa non sostituisce la denuncia, né il processo penale, né il lavoro dei servizi specialistici (1522 anti-violenza, sportelli psicologici, servizi sociali). Affianca, non sostituisce. Per i reati gravi la prima parola è dell'autorità giudiziaria, non della facilitazione civica — vedi tutele e criteri di esclusione.
Come li traduciamo nella pratica
Trasparenza giuridica: P.IVA dichiarata, stato non-ETS dichiarato, conflitti di interesse pubblicati su /governance. Niente zone grigie sulla nostra natura.
Trasparenza sui dati: ogni dato che raccogliamo è documentato in /privacy; le segnalazioni hanno un tracking pubblico; i contatti non vengono mai venduti, condivisi o usati per fini diversi da quelli dichiarati.
Volontarietà del cittadino: nessuna newsletter senza double opt-in, nessun cookie pubblicitario, nessun tracker di terze parti. Esercitare i diritti GDPR richiede un solo modulo.
Sostenibilità onesta: dipendiamo da donazioni libere e bandi pubblici. Quando prendiamo soldi, lo dichiariamo. Quando facciamo un patto, lo pubblichiamo.
Limiti dichiarati: ci sono cose che non facciamo (vedi tutele e do-no-harm) e figure a cui non ci sostituiamo (Centri per la Giustizia Riparativa ministeriali, mediatori esperti iscritti). Lo diciamo in pubblico, prima ancora che ci venga chiesto.
05 — I sei verbi del fare
Sei verbi, una postura.
Ogni pratica che facciamo serve uno di questi sei verbi. I link portano agli strumenti già attivi.
Mappare
Ogni mappa è una scelta su cosa rendere visibile e cosa lasciare invisibile. Mappare insieme — quartiere per quartiere, voce dopo voce — significa decidere che quella scelta non spetti solo a chi ha potere cartografico.
L'ascolto è il primo gesto del lavoro sociale, ed è anche quello che le istituzioni saltano più spesso. Ascoltare senza giudizio non è una tecnica gentile: è la condizione perché chi parla possa dire qualcosa di vero e perché chi ascolta possa accorgersene.
Mediare è gestire un conflitto verso una composizione accettabile per le parti; facilitare è tenere aperto uno spazio in cui le persone possano pensare insieme, anche quando il conflitto resta. La differenza è politica. Sulla soglia serve la seconda — attrezzata, non improvvisata.
Restituire uno specchio (non una diagnosi) a chi fa lavoro sociale. Undici batterie psicometriche validate, libere e auto-somministrabili. Chi le usa decide cosa farne del risultato.
Conflitti, danni, rotture relazionali non si chiudono con una sanzione: si lavorano. Qui la giustizia riparativa esce dal frame giuridico e diventa pratica quotidiana — di scuola, di quartiere, di servizio. Riparare è lento, non sempre riuscito, e non sostituisce la giustizia ordinaria quando serve.
Le storie del territorio le raccontano spesso persone esterne — giornalisti, ricercatori, fundraiser — che vengono, prendono, vanno via. Raccontare dal di dentro significa restituire un diritto: essere visti per come si è, da chi è disposto a starci.
Sulla Soglia è progettato per essere utile agli operatori sociali, educatori, assistenti sociali, facilitatori e professionisti del terzo settore che lavorano quotidianamente sul territorio. E non hai bisogno di essere un professionista per contribuire: non sei un utente di questa mappa, ne sei un co-autore.
Database in aggiornamento. Il database è costruito tramite ricerca diretta sul campo nei quartieri di Sassari e viene ampliato tramite verifiche e segnalazioni della comunità. Non tutti i servizi del territorio sono ancora presenti.
Questa piattaforma nasce da un percorso in più fasi, che ha combinato dati prodotti sul campo con ricerche autonome e contributi della comunità. Di seguito descriviamo come sono stati raccolti e verificati i dati.
Fonti consultate
Poliss Party — App di mappatura cooperativa, elaborato Master UniSS in Giustizia Riparativa.
Siti istituzionali — Comune di Sassari, ASL Sardegna, scuole, parrocchie, associazioni.
Database pubblici — Elenchi farmacie, medici di base, trasporti ATP, luoghi di culto.
Ricerca diretta — Contatti telefonici, email, sopralluoghi, verifiche sul campo.
Contributi comunità — Segnalazioni da cittadini, operatori sociali, educatori.
Come sono elaborati i dati
Verifica sistematica. Ogni dato è controllato tramite fonti pubbliche, siti ufficiali e contatti diretti con gli enti.
Completamento. Aggiunta di orari, recapiti e informazioni mancanti tramite ricerche autonome.
Georeferenziazione. Degli — punti verificati, — sono stati dotati di coordinate GPS precise.
Strutturazione. Dati organizzati per categoria (servizi, scuole, salute, trasporti, cultura, associazioni) e quartiere.
Aggiornamento continuo. Le segnalazioni alimentano un processo di revisione periodica.
Sulla Soglia è un progetto autonomo. I dati sono raccolti e verificati direttamente sul campo, con il contributo dei cittadini. Per la governance, i ruoli e i conflitti di interesse dichiarati consulta /governance; per i numeri del progetto la pagina Impatto.
Disclaimer
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08 — Cresce con la comunità
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