Tutele e do-no-harm.
Quando la giustizia riparativa non è lo strumento giusto, e dove indirizziamo chi ha bisogno di aiuto specialistico.
Do-no-harm: prima della riparazione, la sicurezza
Sulla Soglia segue il principio do-no-harm: nessun percorso riparativo deve produrre una nuova ferita. Lo dichiara la Direttiva UE 2012/29 (protezione delle vittime di reato) e la Raccomandazione del Consiglio d'Europa CM/Rec(2018)8: i programmi riparativi devono prevenire la vittimizzazione secondaria e tutelare l'autodeterminazione delle persone coinvolte.
In pratica: non tutte le situazioni vanno bene per un Circle o un dialogo riparativo. In alcuni casi il facilitatore deve rinviare a un servizio specialistico, e basta.
Criteri di esclusione
Non avviamo un percorso riparativo nelle seguenti situazioni. La lista non è esaustiva — è guida per orientarsi, non per cercare scappatoie.
- Violenza domestica in corso o appena conclusa, con asimmetria di potere non sanata. L'incontro con la persona maltrattante può rinforzare la dinamica di controllo.
- Minori senza consenso di chi ne ha la responsabilità genitoriale, salvo intervento del Tribunale per i Minorenni o del Servizio Sociale.
- Asimmetrie estreme: gravi disturbi psichiatrici non in cura, dipendenza attiva, condizione di vulnerabilità acuta (ad es. trauma recente, lutto, status di vittima non ancora elaborato).
- Reati gravi (omicidio, violenza sessuale, stalking persistente) prima di un accertamento giudiziale e senza affiancamento di un Centro per la Giustizia Riparativa ministeriale.
- Pressione esterna percepita da una delle parti: famiglia, datore di lavoro, comunità che spinge a "fare pace" senza che la persona lo desideri davvero.
- Mancanza di consenso libero e informato: se anche solo una persona è incerta o si sente costretta, il percorso non parte.
Cosa succede al primo contatto
Ogni richiesta inizia con un colloquio informativo gratuito, separato per ogni persona coinvolta. Lo conduce il facilitatore. Lo scopo è capire:
- Cosa è successo, chi è coinvolto, cosa chiedi al percorso.
- Se ci sono fattori di rischio che rendono il dialogo non sicuro.
- Se la persona ha già un canale di supporto (medico, psicologo, servizi sociali).
- Quali sono le aspettative e i limiti — del facilitatore, del programma, dell'esito.
Il colloquio dura 30-60 minuti, è coperto da riservatezza e non genera obblighi. Al termine condividiamo una proposta (avvio percorso, rinvio a un altro servizio, attesa). La decisione è sempre della persona.
Dove ti indirizziamo
Se la situazione richiede competenze specialistiche, ti accompagniamo verso il servizio adatto. Ecco i riferimenti più importanti.
Emergenza e violenza
- 112 — Numero unico emergenze (polizia, carabinieri, soccorso sanitario, vigili del fuoco).
- 1522 — Anti-violenza e anti-stalking, gratuito, attivo 24/7, anche da chat sul sito 1522.eu. Multilingua. Anonimo.
- 114 — Emergenza Infanzia (minori in pericolo o testimoni di violenza).
Vittimologia e supporto psicologico
- vittime.it — Rete Dafne, sportelli di ascolto per vittime di reato (gratuito).
- Sportelli psicologici della ASL Sassari — accesso tramite medico di base o diretto in urgenza.
- Consultori familiari ASL — sostegno individuale, di coppia e familiare gratuito.
Servizi sociali e tutela minori
- Servizio Sociale del Comune di Sassari — segnalazione situazioni di disagio familiare e tutela minori.
- Centro per la Famiglia ASL Sassari — sostegno alla genitorialità, mediazione familiare clinica, percorsi separazione e affidamento.
- Tribunale per i Minorenni di Sassari — competente per situazioni che richiedono provvedimenti formali.
Giustizia formale
- Procura della Repubblica — denuncia di reati. La giustizia riparativa non sostituisce la denuncia, anzi: si può fare in parallelo.
- Patrocinio a spese dello Stato — per chi ha reddito basso, accesso gratuito a un avvocato (Ordine degli Avvocati di Sassari).
Quando hai dubbi su quale servizio scegliere, scrivi a [email protected]: ti aiutiamo a orientarti, anche se il tuo caso non rientra nei nostri percorsi.